Custom audience e Pixel di tracciamento: cosa sono e a cosa servono

Hai già installato Google Analytics o Google Tag Manager sul tuo sito? Allora, anche se non lo sai, quantomeno stai già utilizzando i pixel di tracciamento.
Nel video qui sotto e nel resto dell’articolo provo a raccontarti cosa sono e a cosa servono

Cos’è un pixel di tracciamento

Un pixel di tracciamento è un cookie, un piccolo file di testo che viene copiato sul dispositivo dell’utente che sta visitando il sito e che permette di monitorarne il comportamento (ti parlo dei cookie qui).

Hai presente quei film quando ad un certo punto qualcuno mette una microspia sotto una macchina per poi controllarne il movimento? Ecco, il pixel di tracciamento è qualcosa che ti viene “appiccicato” addosso e che segnala al titolare di quel pixel quello che stai facendo, ma con alcune differenze importanti rispetto alla scena del film citato.

1. Sei a conoscenza della presenza del cookie

Se il titolare del cookie ha fatto le cose per bene (come ho spiegato in questo video e nei successivi), tu utente non guidi l’auto ignaro di avere una microspia addosso, ma piuttosto sei a conoscenza della presenza dei cookie su un determinato sito, grazie all’informativa breve prevista dalla cookie law.

2. La posizione conta, ma non è l’aspetto principale

Si, anche i pixel di tracciamento sono in grado di comunicare al titolare del cookie la tua posizione. Magari non una posizione esatta, ma quantomeno l’area geografica dalla quale ti stai collegando.

Tuttavia, se per l’auto del film, è la posizione l’informazione vera e propria che interessa a chi sta pedinando la macchina, nel caso di un pixel di tracciamento quello che interessa principalmente è in genere quello che visiti sul sito web. Quali pagine guardi, per quanto tempo, su cosa fai clic, e così via.

La posizione è un’informazione aggiuntiva che serve a segmentare i dati. Permette cioè a “chi sta dall’altra parte” di prendere le informazioni di tutte le visite del sito web in un certo periodo e di suddividerle, ad esempio, in base all’area geografica di provenienza.

In alcuni casi l’aspetto geografico potrebbe anche essere ignorato.

3. Puoi avere più pixel di tracciamento contemporaneamente

Quando visiti un sito, potresti avere a che fare con il codice di Google Analytics, con il pixel di Facebook e con altri pixel di tracciamento. Tutti allo stesso tempo.

Ogni pixel invia i tuoi dati alla propria piattaforma.

Ricordati però: anche se “invia i tuoi dati” può suonare male, non stiamo parlando di dati come il numero di carta di credito.

Si tratta di informazioni relative a quello che vedi sul sito web che stai visualizzando ed eventualmente su informazioni legate al tuo dispositivo, come l’indirizzo IP – che poi è quello che permette di rilevare la posizione geografica – le dimensioni dello schermo del tuo dispositivo, il sistema operativo e così via.

A cosa serve un pixel di tracciamento?

Il pixel di tracciamento – che ti ricordo, può essere chiamato anche codice di monitoraggio – ha l’obiettivo di mettere in relazione un dispositivo (e quindi una persona) con una serie di azioni che vengono compiute su un sito web.

Più in concreto, ecco per cosa si può utilizzare un pixel di tracciamento.

1. Custom audience

Un pixel di tracciamento può essere utilizzato per creare delle liste, dette anche custom audience, utilizzate poi a loro volta come elemento di destinazione di un contenuto in una campagna promozionale.

Non pensare alle liste come ad un elenco di nominativi o come qualcosa nel quale devi inserire manualmente dei contatti come faresti con un elenco in un foglio Excel. Si tratta più che altro di dare a Google dei criteri con i quali un dispositivo viene inserito automaticamente nella lista.

Un esempio? Creo una lista in Google Analytics nella quale “inserisco” tutte le persone che visitano il mio sito e si soffermano per almeno 90 secondi.

Questa lista è una custom audience (o segmento di pubblico) che possiamo chiamare “visitatori interessati” (il nome è arbitrario).

Ok? Io ho deciso la regola per la quale un visitatore del mio sito entra oppure no in questa lista. Posso avere più liste ed un utente può essere presente anche in più liste contemporaneamente.

Cosa ce ne facciamo ora? Ad esempio quello che ti racconto nel punto successivo

2. Remarketing

Ipotizziamo di lanciare una campagna display in Google Ads; una campagna display è una di quelle che mostrano i famosi banner agli utenti sui siti web.

La home page di hwupgrade.it con due banner evidenziati

Quando configuro una campagna di questo tipo utilizzando un account pubblicitario su Google Ads, fondamentalmente sono due gli elementi principali che devo definire: il target ed il placement.

Il target è la descrizione delle persone che desidero vedano il mio banner. A chi voglio mostrare il mio banner? Lo definisco nel target.

E lo posso fare descrivendone diverse caratteristiche, demografiche e comportamentali. Ad esempio tutte le donne con più di 25 anni interessate all’acquisto di un’auto nuova.

Il placement invece è la descrizione dei siti sui quali voglio che vengano visualizzati i miei banner. Mi sta bene che il mio banner venga visualizzato su un sito di giochi online? O piuttosto, ho una lista predefinita di siti sui quali voglio che appaia il mio banner.

Posso gestire entrambe le situazioni: posso sia rimuovere alcune categorie di siti che definire un elenco specifico di siti da utilizzare (posso gestire anche altri scenari, ma non è questo l’articolo giusto per parlarne).

Ora, nel caso del remarketing entra in gioco la custom audience di cui parlavo poco sopra. Anziché definire il target nel modo che ti ho descritto sopra, possiamo dire a Google Ads questa cosa.

Caro Google Ads, sai che c’è?

Io conosco già la lista degli utenti ai quali voglio mostrare il mio banner. Non so chi siano fisicamente; so che la mia lista contiene 2500 contatti, ma poi chi siano in concreto non lo so. Quello che so è che voglio mostrare il mio banner a queste persone (ed a tutte quelle che entreranno nella lista nei prossimi giorni).

Quindi, anziché dirti che il mio target è costituito da ” donne con più di 25 anni interessate all’acquisto di un’auto nuova“, fai così. Prendi questa lista e mostra a loro il mio banner.

Chiaro?

Tracciare le conversioni

Poiché, come ti ho detto poco sopra, i pixel di monitoraggio sono in grado di mettere in relazione un dispositivo con le azioni compiute su un sito web, posso utilizzarli anche per tenere traccia di azioni specifiche.

Un utente ha compilato il modulo di contatto? Ecco una conversione!

Un utente ha inserito un oggetto nel carrello di un e-commerce? Ecco una conversione (parziale)!

Un utente ha effettuato il pagamento? Ecco una conversione!

Cosa è una conversione lo decidi tu. Puoi averne quante vuoi e possono essere di vario tipo, dipende da quali sono le tue esigenze.

Immagina, da utente, di essere in Facebook e di vedere un post che ti presenta un nuovo modello di mouse, ergonomico, ultra preciso e con tantissime altre caratteristiche.

Un mouse ergonomico?
Un mouse ergonomico? mmm???

Ti piace e fai clic sull’annuncio. Si apre la pagina e comincia a navigare. Approfondisci ed alla fine acquisti.

Ecco, grazie al pixel di tracciamento, tu che gestisci la campagna Facebook Ads sei in grado di mettere in relazione il singolo annuncio che hai creato, con quell’acquisto.

4. Insights

Infine, i pixel di tracciamento ti permettono di effettuare ulteriori analisi relativamente agli utenti del tuo sito web.

Con Google Analytics ad esempio puoi sapere il tempo medio su una specifica pagina o il numero di pagine visualizzate in media per ogni visita.

Il pixel di tracciamento di LinkedIn (giusto per citarne uno di cui ti parlerò in un video successivo) ti permette di arricchire queste informazioni con i dati in possesso di LinkedIn. Che ruolo hanno i tuoi utenti? Dirigenti? Studenti?

In quali mercati sono inserite le aziende per le quali lavorano? Automotive, Manufacturing? Informazioni interessanti non è vero?


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