Perché è importante la psicologia nel digital marketing?

Una delle possibili risposte, la prima che ti voglio dare, è che nel digital marketing la psicologia è importante a causa dell’elevato volume di messaggi ai quali siamo sottoposti.

Correva l’anno 1994 (il 27 ottobre stando alle cronache) ed i gestori del sito di Wired (che all’epoca si chiamava hotwired.com) decisero di fare qualcosa di nuovo, che nessuno aveva ancora fatto.

Erano passati poco più di 3 anni da quando Tim Barners Lee aveva creato il primo sito web, e questa rivista cartacea decise di pubblicare sul proprio sito, questa roba qui

Questo è il primo banner della storia. Ed all’epoca il 44% degli utenti che lo video lo cliccarono.

No, dico, Q-U-A-R-A-N-T-A-Q-U-A-T-T-R-O %… oggi va bene se sei all’1% (e di certo non con un banner di questo tipo… anche se forse… 😏)

Rumore

Prova ad immaginare di entrare in un negozio che vende solo un libro, rispetto ad uno che ne vende migliaia. Riesci ad immaginare ovviamente l’effetto che ti farebbe quell’unico libro, rispetto alla quasi chiusura che avresti nei confronti delle migliaia di altri libri.

Online siamo continuamente sottoposti a sollecitazioni di messaggi che ci chiedono di cliccare. Qualunque banner tu veda su qualunque sito, ha un unico solo grande obiettivo: che tu faccia clic (ci possono essere rarissime eccezioni, perlopiù di brand immensi con tanto tanto budget).

Psicologia dell’utente

Ecco perchè la psicologia dell’utente è importante.

Se sono la persona che realizza fisicamente il banner, devo conoscere quali sono le forme o i pattern che attirano più facilmente l’attenzione (in particolare si parla qui di neuroscienze o neuromarketing).

Se sono la persona che deve stabilire dove verrà pubblicato il banner sulla pagina (ammesso e non concesso di poterlo fare) devo sapere quali sono le zone che hanno più probabilità di essere viste… evitando quelle che possono essere considerate zone cieche (vedi gli studi di Jakob Nielsen sull’usabilità)

Non solo banner

Ma la psicologia non si applica solo ai banner in ambito di digital marketing. Dalla progettazione di una landing page alla progettazione di un intero sito, è fondamentale conoscere almeno le basi del comportamento online degli utenti.

Un aspetto che credo sia fondamentale (identificato da Nielsen appunto e confermato da ricerche successive) sono i famosi 5 secondi per la valutazione di una pagina.

Quegli sporchi 5 secondi

Siamo in cucina… vogliamo cucinare una cena perfetta per il nostro partner… apriamo il frigorifero e troviamo una rana pescatrice (o coda di rospo). A me piace tantissimo.

Ma la dobbiamo pulire… come si fa?

Tablet… Google… e via “come si pulisce una rana pescatrice”.

L’ho fatto proprio adesso, per scriverlo qui: 55.000 risultati.

Quali criteri usi per decidere quale aprire e poi leggere?

Beh, come prima cosa ti leggi i titoli e le descrizioni dei risultati (ci sono anche articoli in primo piano con le immagini – ricette in particolare – ed anche dei video).

Diciamo che apri 5 o 6 pagine… o forse anche di più. Quindi, dei 55.000 risultati ne apri solo una manciata (d’altronde – pensi – Google avrà già scelto i migliori).

Ed ora? Ora – almeno in teoria e secondo quanto dicono le ricerche… oltre che in base a quello che spesso faccio anche io – guardi ognuna delle pagine che hai aperto dedicandole non più di 5 secondi.

Hai fretta, vuoi cucinare, hai il forno caldo e vuoi passare all’opera… non vuoi guardarti le pubblicità dei sughi pronti.

5 secondi sono il tempo che ti serve (la maggior parte del quale si attivano tutta una serie di processi inconsci) per dare un giudizio BIANCO/NERO per quella pagina.

Se è NERO, la chiudi. Fine, non la vedrai più.

Se è BIANCO… beh, qui significa che cominci ad approfondire un po’ di più. Non significa che sia la pagina perfetta… potresti comunque chiuderla dopo un po’, ma almeno non ha fatto la fine di quelle povere pagine dimenticate dal mondo dei pulitori di rana pescatrice.

Ed alla fine ogni pagina avrà un obiettivo, quello che viene chiamato call to action.

È più complicato di così

OVVIAMENTE è più complicato di così, questo era solo un esempio. Uno dei motivi che spero possano rispondere alla tua domanda sul perchè è importante la psicologia nel digital marketing.

Considera peraltro, che la psicologia (ancora, il neuromarketing in particolare) è importante nel marketing in generale.

Conosci la storia della Pepsi Challenge e della Pepsi che, finchè i consumatori non sapevano che era Pepsi, la preferivano alla Coca Cola? Se ti interessa ne parlo in questo video: Come il neuromarketing studia l’effetto della Coca Cola e Pepsi – Omar Venturi

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