L’esperimento di Milgram e i sei gradi di separazione

Stanley Milgram negli anni ’60 ideò diversi esperimenti ed uno in particolare, che divenne noto come Esperimento di Milgram, lo rese famoso. Tuttavia non fu questo esperimento a contribuire alla nascita della teoria dei sei gradi di separazione.

La teoria dei sei gradi di separazione, ha inizio molti anni prima in Ungheria, con lo scrittore Frigyes Karinthy e si sviluppa negli anni, fino ad arrivare a due ricercatori, Duncan e Watts, dei quali ti parlo nell’episodio seguente.

Ma cosa c’entra in tutto ciò Stanley Milgram? Puoi scoprirlo sia guardando il video, che continuando a leggere.

La teoria del piccolo mondo

Siamo nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso, e Stanley Milgram, brillante psicologo americano, stava lavorando ad una teoria nuova. A qualcosa che stava nascendo in quegli anni.

Era quella che veniva chiamata teoria del piccolo mondo (o teoria del mondo piccolo), e che si occupava dello studio delle reti complesse presenti in natura e della loro relazione tra gli elementi stessi della rete.

Questa teoria non sembrava avere nulla a che fare con la teoria dei sei gradi di separazione (non fosse altro perchè a quell’epoca, ancora non era stata definita).

La teoria del piccolo mondo sosteneva che, presa una qualsiasi rete complessagli abitanti della terra, i neuroni del cervello, la rete elettrica, la popolazione di lucciole in una foresta – due elementi presi a caso all’interno della rete sono connessi da un numero piccolo di passaggi.

Un numero piccolo, capito?

Non 3. Non 6 o 9.

Un generico piccolo numero di passaggi.

Una catena di conoscenze

Milgram stava lavorando appunto su questa teoria ed ideò quindi un esperimento con l’obiettivo di dimostrarla, quantomeno empiricamente.

Contattò una persona di sua fiducia che viveva a Boston, nell’americano midwest e chiese a questa persona di rendersi disponibile come destinatario di un certo quantitativo di lettere.

Queste lettere sarebbero state consegnate a qualche centinaio di persone le quali avrebbero dovuto farle arrivare in qualche modo, attraverso una catena di conoscenze, a Boston.

I partecipanti iniziali non conoscevano personalmente la persona di Boston.

Avrebbero avuto a disposizione alcune informazioni, come il nome del destinatario, il luogo di lavoro, la scuola che aveva frequentato e così via.

Fondamentalmente, con queste informazioni, ogni partecipante avrebbe dovuto individuare una propria persona di conoscenza, considerata in grado di far avvicinare in qualche modo la lettera a destinazione.

Pensaci un attimo. Certo, oggi un esperimento del genere può sembrare banale.

Ma siamo negli anni ’60 ed alcuni partecipanti si trovavano ad oltre 2000 chilometri di distanza da Boston. Ora, potevano anche sapere che il destinatario finale si chiamava – ad esempio – John Smith, ma che se ne sarebbero potuti fare di questa informazione?

Non esisteva Google! Nè Facebook.

Avrebbero però certamente potuto pensare qualcosa del tipo:

  • Ah, io conosco Adam che lavora in un paese poco fuori Boston. Manderò la lettera a lui.
  • Hei, ma Caroline ha frequentato quella stessa scuola! Ecco, la invierò a lei

E così via.

Chi avesse ricevuto la lettera avrebbe avuto fondamentalmente il compito di procedere allo stesso modo, fino ad arrivare a destinazione.

Come andò a finire?

Finì che le lettere giunte a destinazione furono molte di più di quelle che si aspettavano i ricercatori dello staff di Milgram. Ed accadde inoltre che, analizzando il percorso delle lettere, queste impiegarono tra i cinque ed i sette passaggi per arrivare a Boston. In media circa 6. Ecco cosa accadde.

Nel video trovi molti più dettagli su questa storia!

Esperimento di Milgram sull’obbedienza all’autorità

E veniamo adesso a quello che è passato alla storia come Esperimento di Milgram.

Questo esperimento non ha una relazione diretta con la teoria dei sei gradi di separazione, se non per il suo autore. Ma vale la pena raccontarlo perchè è molto interessante.

Infatti te ne parlo anche nel video.

Oggetto di questo esperimento era l’obbedienza all’autorità. Milgram ed i suoi colleghi, volevano capire quanto una persona sarebbe stata disposta ad andare contro i propri principi, in un contesto nel quale l’ordine di violare tali principi, fosse arrivato da un’autorità.

Autorità inteso proprio in termine gerarchico; qualcuno al quale veniva riconosciuto un potere superiore al proprio. Qualcuno che, in quel contesto, poteva dare degli ordini.

Come avveniva l’esperimento

Un volontario (il soggetto dell’esperimento) doveva infliggere una serie di scosse elettriche di intensità crescente, ad un secondo volontario.

Il secondo volontario era però una persona del gruppo di ricerca e stava in un’altra stanza, dalla quale poteva emettere delle grida di disperazione e dolore, senza mostrare al suo “aguzzino” che quelle grida erano finte.

Quindi il vero soggetto dell’esperimento era solo uno. Chiamiamolo aguzzino.

Ma a costui, all’aguzzino, veniva fatto credere di essere uno dei due volontari. Quello che quel giorno, per puro caso, avrebbe dovuto infliggere delle scariche elettriche anzichè riceverle.

Certo, l’idea di infliggere delle scariche elettriche, a meno che tu non sia uno psicopatico o un sadico, non credo possa essere presa alla leggera.

Tuttavia, bisogna capire che il contesto nel quale si svolgeva l’esperimento era un contesto di totale volontarietà. L’aguzzino si trovava lì insieme ad altre persone, sapendo che tutti erano volontari. Lì gli veniva spiegato quello che doveva fare e – ancora, immagino – l’altra persona si diceva d’accordo.

Ok, ma perchè le scosse?

Beh, qui Milgram ed i suoi, si sono inventati un movente che agli occhi “dell’aguzzino” credo sia apparso qualcosa di banale (ricordati che lo chiamo aguzzino, ma questa persona, specialmente all’inizio, non aveva idea di cosa lo avrebbe atteso realmente di lì a poco).

Volendo sintetizzare la struttura dell’esperimento, possiamo definirla come una specie di gioco del memory.

Il “finto volontario” avrebbe dovuto imparare a memoria delle parole. L’aguzzino, successivamente, avrebbe dovuto leggere al finto volontario delle coppie di parole.

Nel caso in cui il finto volontario avesse sbagliato, l’aguzzino avrebbe dovuto somministrare una scarica elettrica.

E tutto questo – e qui c’è il vero elemento centrale dell’esperimento – avveniva in presenza di una persona in camice bianco che era la persona che aveva accolto i volontari e spiegato loro quello che avrebbero dovuto fare.

Era di fatto l’autorità.

Piccolo particolare: le scariche elettriche sarebbero state di intensità crescente, fino a 450V!

Immaginiamo la scena

[camice bianco]: “lei [finto volontario], dovrà imparare questa sequenza di parole a memoria. Lei invece [aguzzino] dovrà dare delle scosse ogni volta che riceverà una risposta sbagliata”.

[aguzzino] (rivolgendosi al finto volontario) “ma, a te sta bene ricevere delle scosse elettriche?”

[finto volontario] “ma sì! Ho una memoria di ferro, non preoccuparti.” (sorriso rassicurante)

Svolgimento

L’aguzzino inizia a leggere… ed il finto volontario inizia a sbagliare.

Così l’aguzzino inizia a dare qualche piccola scossa (inizialmente l’intensità è bassa).

Ricorda che l’aguzzino è nella stanza con la persona con il camice bianco alle sue spalle (anche il fatto che fosse alle sue spalle serviva ad accrescerne l’autorità), mentre il finto volontario si trova in un’altra stanza.

Questo è molto importante! (nessun finto volontario è stato maltrattato per questo esperimento).

L’aguzzino prosegue con altre coppie di parole e ad ogni risposta il finto volontario inizia ad emettere qualche lamento di dolore. “ahi! … ouch! … uuuh, questa pizzicava!“.

Ad un certo punto, il finto volontario, dopo l’ennesimo errore, inizia a lamentarsi in maniera decisa: “basta! Soffro di cuore! Non voglio proseguire“.

Una scena tratta dall'esperimento di Milgram
Una scena tratta dall’esperimento di Milgram, che puoi vedere anche nel video

Fino a dove siamo in grado di spingerci?

Stai leggendo queste righe e magari ti stai immedesimando nell’aguzzino. Stai leggendo comodamente questo articolo con il tuo tablet o il tuo smartphone, o magari sei alla scrivania dell’ufficio, al tuo computer.

E forse pensi “io non avrei potuto andare oltre!

Mmmm… io sono d’accordo con te! Ma il punto è che questo esperimento – ed altri successivamente – hanno dimostrato chiaramente che molte persone hanno dei meccanismi che possono essere usati per farle andare contro i loro principi.

Uno di questi meccanismi è proprio quello del riconoscimento dell’autorità.

Quindi, razionalmente possiamo anche essere tutti d’accordo sul doverci fermare. Ma come reagiremmo in un contesto come quello. Con la pressione psicologica di un’autorità?

Questa è una di quelle cose che spero di non dover mai scoprire in vita mia!

Torniamo all’esperimento. A quelle parole, quelli che (loro malgrado) rivestivano i panni dell’aguzzino, avrebbero voluto interrompere.

Sì, quelli (al plurale), perchè chiaramente l’esperimento venne ripetuto diverse volte, con diversi aguzzini.

Provarono anche a segnalare i problemi lamentati dall’altra persona (“che questo tizio con il camice bianco non abbia sentito?” magari pensavano).

Ma qui, imperterrito, il “tizio con il camice bianco” interveniva perentorio: “prosegua per cortesia”.

Bam! Un ordine secco.

E questo ordine secco portò oltre il 60% dei partecipanti ad arrivare al limite massimo di 450 volt, pur con una persona che dall’altra parte, si lamentava (fortunatamente fingendo) di dolori atroci e di pericolo di vita!

Le conseguenze dell’esperimento di Milgram

Beh, non si può certo dire che questo esperimento non ebbe conseguenze.

Qualcuno lo utilizzò addirittura per giustificare il comportamento dell’esercito nazista. Si disse che i soldati – ma anche gli ufficiali di più alto grado – fossero stati obbligati a certi comportamenti, dovuti alla forte autorità di poche persone.

Il classico “stavamo eseguendo degli ordini” aveva la sua giustificazione scientifica.

CAPITOLI

CAPITOLO 1: premessa
E che c’azzeccano Will Smith e J.J. Abrams con un presidente americano ed un gondoliere veneziano?
CAPITOLO 2 [Frigyes Karinthy]: catene
L’ungheria del 1929 e l’inizio della storia
CAPITOLO 3  [Stanley Milgram]: quanto è piccolo il mondo!
La storia dello psicologo che manda lettere a caso in giro per gli Stati Uniti e scarica 450 Volt sui soggetti dei suoi test

PLAYLIST SPOTIFY

PLAYLIST DI EPISODIO
(trovi le canzoni delle due puntate su “I sei gradi di separazione”)
http://tiny.cc/5t9f4y

PLAYLIST STAGIONE 1
(trovi le canzoni di tutte le puntate della prima stagione, aggiornata ogni giovedì)
http://tiny.cc/ut9f4y

PLAYLIST YOUTUBE MUSIC

PLAYLIST DI EPISODIO
(trovi le canzoni delle due puntate su “I sei gradi di separazione”)
https://goo.gl/qZWtSR

PLAYLIST STAGIONE 1
(trovi le canzoni di tutte le puntate della prima stagione, aggiornata ogni giovedì)
https://goo.gl/ZwSZuE

MUSICA

♫ Six Degrees of Separation – 2012 – The Script: http://tiny.cc/my5f4y
♫ My Little World – 2017 – New Blow: http://tiny.cc/xy5f4y
♫ Nessun grado di separazione – 2016 – Francesca Michielin: http://tiny.cc/bz5f4y

VIDEO

★ 6 gradi di separazione – 1993 – Fred Schepisi: http://tiny.cc/sz5f4y
★ Stanley Milgram’s study of obedience: http://tiny.cc/8z5f4y
★ Esperimento Milgram: http://tiny.cc/t05f4y

APPROFONDIMENTI

♦ An Experimental Study of the Small World Problem: http://tiny.cc/605f4y
♦ Anelli della catena – 1929 – Frigyes Karinthy: http://tiny.cc/m15f4y

LIBRI

♦ Nexus. Perché la natura, la società, l’economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo: http://tiny.cc/c25f4y
♦ Pensare dritto, pensare storto. Introduzione alle illusioni sociali: http://tiny.cc/j25f4y