Siamo tracker, oltre alla pubblicità c’è di più

La citazione alla famosa canzone di Sabrina Salerno e Jo Squillo l’avranno colta in due (forse), però se in quella canzone il “di più” aveva una connotazione positiva, in questo caso non si può certo dire altrettanto.

Dopo aver introdotto il problema dei tracker (detti anche tag o pixel) nella puntata precedente, in questa seconda puntata ti parlo appunto del cosa se ne possono fare dei nostri dati le aziende che gestiscono i tracker.

Di cosa parlo in questa puntata?

Indirizzi IP e dati di navigazione devono essere protetti? La risposta è sì e devono essere protetti perchè il GDPR li riconosce come dati personali. Informazioni cioè, in grado di permettere a qualcuno che ne è in possesso, di identificarci.

Certo, la singola informazione potrebbe non essere sufficiente probabilmente (una manciata di pagine che abbiamo visto o l’indirizzo IP che, in molti casi, è solo quello del provider al quale ci colleghiamo).

Tuttavia il punto non è legato al singolo dato, ma bensì all’insieme di dati.

Pensaci bene… con l’elenco delle pagine che hai visitato negli ultimi 6 mesi, insieme ai relativi indirizzi IP, non pensi sia più facile risalire a te?

E poi? E poi in genere le aziende creano un profilo “psicografico” (quanti anni hai, quali interessi hai, quanto facilmente acquisti e cosa, ecc) e lo utilizzano per mostrarti della pubblicità.

Questo però è il lato positivo.

Il problema è quando con questi dati cominciano a farci altro… come racconto nel video.

Buona visione.

P.S. tutti i riferimenti citati nel video, li trovi nella descrizione direttamente su YouTube.

Ok, non c’è tutta questa attinenza tra queste due artiste anni ’90 e questo articolo… ma comunque la foto la lascio 🙂

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